Le grandi donne nella storia di Viterbo
È argomento quanto mai attuale l’emancipazione femminile, la lotta contro la violenza sulle donne, la parità di diritti. Ma anche se la situazione è assolutamente migliorabile, dobbiamo riflettere sul fatto che fino a non moltissimo tempo fa, il delitto d’onore non era punito, e che nei secoli scorsi quando nasceva una donna in famiglia, aveva principalmente due strade: sposare un nobile, o un ricco, attuando la pratica dei matrimoni combinati, per salvare casate, patrimoni, regni; o entrare in convento. Ma anche qui serviva un gruzzoletto da parte, la dote, altrimenti anche quelle porte rimanevano tristemente chiuse.
Difficile muoversi nello stretto steccato di destini già segnati, liberandosi dal guinzaglio di retaggi secolari e radicate pratiche familiari, trovando uno spiraglio per esprimere se stesse e la propria intelligenza, e magari affermando la propria visione del mondo.
A Viterbo non mancano figure di donna straordinarie, a cominciare dalla conosciutissima patrona Santa Rosa. Lei, nata senza sterno da una famiglia povera in una Viterbo dilaniata da lotte intestine, non si perse d’animo e davanti al portone rimasto chiuso alla sua vocazione perché senza dote da offrire, dirà “tanto io entrerò qui, o da viva o da morta” e riuscì attraverso la sua esistenza a farsi strada nella storia di questa città portandole in dono il proprio esempio di vita, il proprio amore ed il messaggio di carità e pace di San Francesco, e fu considerata santa già in vita da tutti quelli che incontrava per la strada. Sarà proprio un Papa, Alessandro IV, a cui la giovane Rosa venne in sogno tre volte, ad esaudire quel sogno/presagio e a far traslare il suo corpo in quel santuario francescano dove le fu inibito l’ingresso, dove ancora oggi riposa e viene amata e venerata da viterbesi e devoti.
Ma non possiamo dimenticare altri profili di donne che davvero hanno inciso nella storia di Viterbo (e non solo). Come non citare Vittoria Colonna, vissuta nel ‘500; la donna più esaltata del suo tempo, elogiata da illustri poeti e letterati (Il Tasso, il Bembo, il Guicciardini, l’Aretino) che trasformò un matrimonio combinato in un matrimonio d’amore. Esempio vivente di amore, di intelligenza, cresciuta con una raffinata cultura umanistica, possedeva quella che per il mondo romano era l’ eruditio, ossia la cultura che veniva accompagnata da una certa delicatezza d’animo, dalla “delicatezza del sentire”. Nella nostra città Vittoria Colonna, ospite del Monastero di Santa Caterina, è dal 1541 al 1543, e qui approfondisce la conoscenza con il Cardinal Reginal Pole, nominato Legato del Patrimonio di S.Pietro in Viterbo il 12 Agosto 1541, ed è al centro di un circolo di intellettuali, gli spirituali, che ebbero un grande ruolo nella storia della Riforma in Italia, non solo teorizzando, ma proponendo, con la pratica, un rinnovamento della Chiesa nell’aspirazione al ritorno primitivo dello spirito del Vangelo.
Come non citare poi Donna Olimpia Maidalchini, nata a Viterbo, principessa di San Martino al Cimino per volere di suo cognato, Giovanni Battista Pamphili, divenuto Papa col nome di Innocenzo X. Olimpia è ancora oggi al centro di opinioni e dibattiti sempre vivi, accesi e controversi. Una sola certezza: ha scritto una delle pagine più importanti della storia della nostra città, con la creazione di quella meraviglia che è ancora oggi il borgo di San Martino al Cimino. Di certo sappiamo che segnò il suo tempo, e anche il cuore del futuro Papa, che in un carteggio dall’estero gli scrisse “senza di te mi sento come una nave senza il suo timone”…
E come dimenticare l’incredibile commovente storia di Santa Rosa Venerini, più o meno contemporanea di Olimpia, fondatrice delle scuole delle maestre pie venerine, fondate sul connubio tra conoscenza ed istruzione e fede e preghiera. “Con i piedi piantati per terra ma con gli occhi sempre rivolti al cielo”, come lei lasciò scritto, seppe trasformare un percorso di vita segnato da grandi lutti e profonda sofferenza in riscatto, in amore per il prossimo…in particolare per le donne. Papa Clemente XI, in visita/ispezione alla scuola aperta da Rosa nei pressi del Campidoglio, le dirà queste parole “Signora Rosa, voi fate quello che noi non possiamo fare: voi con queste scuole ci santificherete Roma”. Parole presagio di quello che farà Papa Benedetto XVI nel 2006…beatificandola.
Una visita guidata di circa due ore e un quarto ci porterà alla scoperta dei luoghi legati a queste ed altre grandi donne che hanno fatto altrettanto grande la storia di Viterbo, con la propria intelligenza, visione, amore e testimonianza di vita.
